Il Castello di Barnabò Visconti a Trezzo d’Adda, del quale vi abbiamo raccontato questa estate, durante una delle nostre passeggiate alla scoperta dell’alta Lombardia?

Allora vi avevamo riportato l’esperienza di alcuni testimoni che giurano di aver banchettato e festeggiato in splendide sale medioevali insieme a un’orda di cavalieri e dame in costume, apparsi tutti d’un tratto, di notte, nel loro campeggio.

Peccato che, la mattina successiva, il risveglio fosse stato in mezzo alle sterpaglie del castello semi diroccato e disabitato, senza che fosse rimasta alcuna traccia dello sfarzo in cui erano stati ospitati la notte prima!

Se pensate che queste stranezze siano le sole, beh, sappiate che i misteri che turbano quelle sponde lungo il corso dell’Adda non finiscono qui: sempre al Castello di Trezzo c’è chi racconta di aver avvistato un uomo in abiti settecenteschi buttarsi dalla torre più alta e svanire nell’aria prima di toccare terra.

Una spiegazione può essere trovata nella storia che la tradizione fa risalire a questo luogo, e che si riferisce all’amore tragico di una nobile fanciulla per il suo stalliere. Il padre, avverso a quelle nozze, fece prima murare viva lei nella torre di Trezzo e poi, ingannando l’amante, lo indusse a buttarsi da quell’apertura in cambio della liberazione della giovane.

E non è finita: si dice che in questa stessa dimora si aggiri anche il fantasma del terribile signore di Padova Ezzelino III da Romano il quale, secondo la storia, morì nelle prigioni quando vi fu tradotto in catene dopo la battaglia di Soncino (1525).

Dove vogliamo andare a parare? L’itinerario che oggi vuole proporvi Isolatua® è un racconto alla scoperta delle storie e delle suggestioni che nascono dai fatti di cronaca lombarda accaduti in tempi passati, ma che eccezionalmente si rinnovano nelle fantasie, quando non negli occhi, di chi visita alcuni dei luoghi più pittoreschi e gotici della bella Lombardia.

Dal centro di Milano a Pavia, da Mantova fino ai castelli della pianura padana, infatti, possiamo considerare la nostra regione ricca di racconti, testimonianze, fantasie e storie narrate da appassionati acchiappa-fantasmi come da curiosi amanti del paranormale.

Sembra infatti che di fantasmi e “fatti strani” ne accadano in ogni dove, Milano inclusa. Il Castello Sforzesco ad esempio, è una delle location più infestate o, per gli agnostici, sulla quale è stato raccontato davvero di tutto, considerate anche le storie truculente che qui hanno avuto un tragico epilogo.

Si dice infatti che Ludovico il Moro si aggiri ancora  per le corti con le mani strabordanti di ricchezze mentre tenta la fuga dalla congiura che decreterà la sua fine; e che Bona di Savoia  pianga alla finestra mentre le sue urla si mescolano a quelle della partoriente – e morente – Beatrice d’Este.

Infine, che sotto il Portico degli Elefanti si aggiri Isabella d’Aragona mentre corre a prendere il veleno, e che non è insolito incontrare la strega mangia-bambini, Isabella di Lampugnano.

Ma c’è anche la “dama velata” di Parco Sempione, che attira i malcapitati che attraversano il Parco di notte e che vengono avvolti dal suo inebriante profumo di violetta.

In Corso Monforte poi appaiono le sembianze femminili delle donne dei catari fatti sterminare dal vescovo meneghino Ariberto di Intimiano.

Ma c’è anche la giovane Clelia, cortigiana di Villa Simonetta, amante e mantide religiosa alla ricerca dell’elisir di Eterna Vita; e la povera Carlina che appare nelle foto degli sposi in Piazza Duomo dopo che scomparve, sposina, fra i doccioni della Cattedrale.

Così come non si può dimenticare la signora del Teatro alla Scala ritenuta da alcuni l’anima del famoso soprano dell’Ottocento Maria Malibran, e da altri, invece, quella di Maria Callas: sembra che si diverta a spaventare gli ospiti del loggione e gli ignari spettatori, vendicandosi di quella volta in cui un gruppo di loggionisti la fischiò per una stecca.

E poi ci sono la vecchina del mercato di Porta Romana che lancia maledizioni; la sportiva salutista che fa jogging nel Parco di Porta Venezia; e Lucrezia Borgia, che si pettina la ciocca donata a Pietro Bembo, tutt’oggi conservata, intatta e lucente, alla Pinacoteca Ambrosiana.

Ancora, per Milano si aggirano monaci, streghe arse durante la Santa Inquisizione, poveri cani e combattenti delle Cinque Giornate: sono loro a popolare la fantasia delle notti milanesi.

Tuttavia, la figura più fascinosa di tutte rimane quella di Antonietta Fagnani Arese, donna che si dice fosse meravigliosa e per questo anche amata da Ugo Foscolo.

Nell’Ottocento abitava un palazzo situato in Corso Venezia, all’altezza del Seminario arcivescovile di Milano: nonostante quell’edificio oggi non esista più, qualcuno è convinto di vederla mentre si affaccia delle finestre dei balconi che danno sul Corso o mentre passeggia diretta al Teatro alla Scala, a braccetto di qualche baldo amante.

Strane apparizioni accadono anche nei dintorni del capoluogo milanese: cavalli e cavalieri scalpitano nella corte di Rocca Brivio a San Giuliano Milanese e nei pressi della villa Litta-Modignani a Branduzzo, Pavia, dove, ad ogni rintocco della mezzanotte,  è possibile incontrare un uomo d’armi mentre brandisce una spada infuocata, la stessa effigiata nell’affresco di San Giorgio contro il drago contenuto nelle sale di quel Palazzo.

Più piacevole è invece l’incontro con il menestrello del Castello di Zavattarello, sempre nel pavese, mentre di nuovo terrificante è l’apparizione al Castello di Mantova dove non è difficile avvistare la nobile Agnese Visconti: vissuta nel 1391, venne prima accusata di adulterio, quindi condannata a morte e infine decapitata.

Una donna galleggia a pelo d’acqua su Lago di Endine, mentre una nostra conoscenza, la regina Teodolinda, pare abbia scelto di dimorare in eterno fra la Chiesa di S. Martino a Vezione, Lecco, e il castello di Perledo, a Varenna, il cui nome “Per l’Eden” sembra quasi rappresentare un’eterna attesa verso l’aldilà.

Una malinconica presenza introdotta da un dolce lamento è quella che annuncia il suo arrivo al Castello di Malpaga, in provincia di Bergamo: si tratta di un gentiluomo del Cinquecento che qui venne ucciso e poi buttato in un pozzo dal marito della sua amante.

Le fonti letterarie dicono che “Il dongiovanni assassinato, da allora, vaga solitario senza dar segni di pena, quasi cosciente della sua colpa. Lo si vede ogni tanto, elegante nel portamento e nell’abbigliamento di cinque secoli fa”.

Qualcuno sostiene anche di averlo fotografato.

La storia di un altro amore eterno prosegue nei secoli e nei giardini di Locate Triulzi, di nuovo alle porte di Milano; qui rimarranno per sempre uniti – e misteriosamente trovati congiunti persino nella tomba – la principessa Cristina Trivulzio di Belgioioso e il suo giovanissimo segretario personale, Gaetano.

Il castello dove si consumò la loro tragica passione non esiste più dopo che, nel XIX secolo, venne inglobato nell’attuale Piazza Vittoria e … ma questa è una storia che vi raccontiamo alla prossima piazza, senza amori cavallereschi, tragedie familiari e apparizioni improvvise!